
IL KOSOVO:
UN PO' DI GEOGRAFIA
La regione confina a nord, nord-est con la Serbia, a ovest con il Montenegro, a sud con l’Albania e la Macedonia.
E’ un altopiano a circa 500 metri di altitudine media ed è circondata da montagne che in prossimità del Montenegro superano anche i 2.000 metri d’altezza.
Il clima è tipicamente balcanico, con inverni molto freddi e ricchi di neve e pioggia.
I fiumi principali sono l’Ibar e il Sitnica, quest’ultimo alimentato da numerosi affluenti.
Non volendo entrare troppo nello specifico, vi offriamo un possibile itinerario, nella speranza che presto possa diventare davvero meta turistica. Ciò significherebbe una situazione di stabilità e tranquillità:
Provenendo da Belgrado, dopo aver superato la città di Raska, si entra nella provincia autonoma del Kosovo.
Questa provincia ha una dimensione di km 210.887, conta abitanti 2.043.000 [stima al 1993]ed è attualmente amministrata dalle Nazioni Unite.
Risalendo il tortuoso corso del fiume 'Ibar, incassato in un cañyon, si giunge dopo circa 60 km a Kosovaska Mitrovica-Titova Mitrovica (m 516 s.lm, abitanti 52.866), prima del conflitto noto centro industriale, ricco di miniere.
Su un colle sopra l'abitato, le turrite mura della fortezza di Zvecan, fondata nel sec. XI, rafforzata dai Turchi dopo la battaglia di Kosovo (1389) e abbandonata nel secolo XVIII. Verso sud-ovest, la strada n° 135 conduce a Pec o Peja (km 69) m 505 s.l.
Si prosegue a sud-est per la strada N 2 sino a Vucitrn (m 513, ab. 20 204): nel paese la Vojnovica Kula, torre medievale, e diversi edifici d'epoca turca (hamam e moschea di Gazi Ali).
Si percorre la celebre piana di Kosovo lunga km 70 e larga 15, bagnata dalla Sitnica e dai suoi numerosi affluenti.
Qui, il 15 (o 28) giugno 1389, nel “campo dei merli”, l'impero serbo dei Nemanja fu distrutto dal sultano Murat I e i Turchi dilagarono fino alla pianura pannonica (Voivodina). Sul luogo della battaglia è il monumento a ricordo dell'evento, costruito a forma di torre nel 1953. All'interno è conservato un plastico della battaglia.
A lato della strada sono due mausolei turchi: quello del sultano Murat I, eretto dopo la battaglia di Kosovo dove si conservano le viscere del sultano, e quello di Gazi Mestan, dove riposano le spoglie del condottiero turco.
Infine si giunge a Pristina m 630 s.l. capoluogo del Kosovo.
Si continua per la strada n° 2, lasciando a destra la strada per la città turca di Prizren (m 419 s.l.m) e, proseguendo diritti, si incrociano le città di Ferizaj e Kacianic per giungere dopo 10 km al confine con la Macedonia nel villaggio di Ha Helezit, conosciuto sulle carte geografiche come Generale Jancovic.
IL KOSOVO:
UN PO' DI STORIA
La questione Kosovo, è una costante della storia serba e jugoslava e si e' drammaticamente acuita quando, nel 1989, l'allora capo del Partito comunista serbo Slobodan Milosevic abolì lo statuto autonomo della provincia a suo tempo concesso da Josip Broz Tito. Il Kosovo e' un territorio di 10.887 chilometri quadrati (grande all'incirca come l'Abruzzo), prevalentemente montuoso e a vocazione agricola, con capitale Pristina. La popolazione era stimata prima del conflitto del 1998 a circa 2 milioni di abitanti, di cui 1.600.000 albanesi, 200.000 serbi e 200.000 di altre etnie (croati, bosniaci, rom, turchi). Attualmente si calcola che circa 187.000 persone di etnia non albanese, per la maggior parte serbi, abbiano lasciato la regione. Le lingue parlate sono l'albanese, il serbo e il turco.
Il Kosovo, nel medioevo culla della civilta' serba e prima sede della sua capitale, e' stato teatro di grandi battaglie degli eserciti della cristianità contro i turchi, risoltisi in due clamorose sconfitte, nel 1389 a Kosovo Polje (Campo dei merli) per i serbi e nel 1448 per gli ungheresi di Giovanni Hunyadi, che hanno aperto i Balcani alla dominazione ottomana. Nel XX secolo, ha seguito le sorti della Jugoslavia di Tito, che ne ha decretato l'autonomia nel 1974. Nel 1989 Milosevic ha abolito lo statuto autonomo, rinfocolando le gia' forti pressioni indipendentiste.
Nel 1991, il Kosovo si e' dichiarata repubblica e tramite un referendum clandestino ha proclamato l'indipendenza da Belgrado. Lo scrittore e intellettuale Ibrahim Rugova e' stato eletto presidente di questa 'repubblica ombra' nel 1992. Gli albanesi hanno boicottato tutte le istituzioni federali, comprese le scuole. Nell'autunno 1998, prendendo a pretesto l'attività dell'Esercito di liberazione kosovaro (Uck), Milosevic ha lanciato una sedicente campagna antiterrorismo che si e' rivela una vera e propria pulizia etnica. Il numero di profughi albanesi dalla provincia e' altissimo, e a un certo momento e' arrivato a superare le 700.000 persone. Il 24 marzo 1999, dopo un infruttuoso negoziato a Rambouillet (Francia), la Nato ha iniziato bombardamenti sul territorio jugoslavo. Milosevic ha reagito dapprima inasprendo la repressione contro gli albanesi kosovari, poi, il 10 giugno, ha ceduto a causa della minaccia di un possibile intervento terrestre delle forze Nato.
Con la risoluzione 1244 dell'Onu il Kosovo, pur rimanendo formalmente territorio jugoslavo, e' passato sotto l'amministrazione dell'Onu (Unmik), appoggiata da forze di pace internazionali (Kfor). Col ritorno dei profughi albanesi, e' iniziata una contro-pulizia etnica ai danni dei serbi.
Il 28 ottobre 2000 si sono svolte le prime elezioni locali, boicottate dai pochi serbi (circa 100.000) rimasti nella provincia. Ha vinto la Lega democratica del Kosovo (Ldk) del moderato Rugova contro il piu' radicale Partito democratico kosovaro (Pdk) dell'ex comandante dell'Uck Hasim Thaqi. Lo status della provincia resta al momento nel limbo, ma Rugova subito popola vittoria ha chiesto alle Nazioni Unite di riconoscere l'indipendenza di fatto realizzata. Belgrado si oppone e chiede la piena applicazione della risoluzione 1244 dell'Onu, che prevede fra l'altro il rientro di tutti i profughi, quindi anche dei serbi.
Nel novembre 2001 si sono svolte di nuovo le elezioni politiche che hanno dato la vittoria a Rugosa. Il suo Ldk ha ottenuto il 46,29 per cento dei consensi, il Partito democratico dell'ex comandante politico dell'Uck Hashim Thaqi il 25,54 per cento, l'Alleanza per il futuro del Kosovo il 7,82 per cento e la coalizione serba ''Potrovak'' il 10,96 per cento.
Nelle elezioni amministrative dell’ottobre 2002 ha nuovamente vinto la Lega democratica di Rugova, che però e’ apparsa in calo di consensi.
La situazione politica in Kosovo e’ stata definita dalle ultime elezioni generali che si sono svolte il 23 ottobre 2004. La Lega democratica (Ldk) del rieletto presidente Ibrahim Rugova, con il 45 per cento dei voti, ha conservato i suoi 47 seggi in parlamento (su 120). In lieve crescita il Partito democratico (Pdk) del premier uscente Bajram Rexhepi salito al 29 per cento con 30 seggi ma che tuttavia e’ diventato la principale forza d’opposizione. A guidare il nuovo governo e’ stato infatti designato l’ex comandante della guerriglia Ramush Haradinaj, leader della terza forza politica della provincia che con l'8 per cento dei voti ha appena nove deputati. Al quarto posto, con il 6 per cento dei voti e 7 deputati si e’ piazzato ''Ora'', il nuovo movimento del magnate dell'editoria Veton Surroi alla sua prima prova elettorale.
Dieci seggi del parlamento sono riservati per legge alla minoranza serba (che li ha ottenuti nonostante abbia boicottato il voto), e dieci alle altre minoranze della provincia.
La scelta di Rugova di costituire il governo con Ramush Haradinaj ha suscitato polemiche da parte di Belgrado e perplessità presso la comunità internazionale: Haradinaj infatti rischiava l’incriminazione da parte del tribunale internazionale dell’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante il conflitto in Kosovo. Dopo pochi mesi la situazione e’ divenuta insostenibile anche perché proprio quest’anno il Kosovo attende di veder deciso il suo status definitivo e gli albanesi – in totale divergenza coi serbi - insistono per una totale indipendenza. Haradinaj doveva cedere e il 9 marzo si consegnava spontaneamente al tribunale dell’Aja, dove veniva subito incarcerato e formalmente incriminato (per omicidio, stupro e altre violenze), salvo essere in seguito rilasciato in attesa di giudizio, ma con il divieto di partecipare alla vita politica .
Al suo posto il 23 marzo 2005 veniva insediato col voto di fiducia del parlamento Bajram Kosumi. Veniva ancora una volta respinto il suggerimento dell’Ue di allargare il governo anche al Partito democratico (Pdk) dell'ex comandante politico della guerriglia Hashim Thaqi. ''Il mio governo rispetterà lo stesso programma del governo precedente'', ha annunciato Kosumi in aula confermando la sostituzione di appena due ministri. Il premier ha ribadito fra le priorità del nuovo esecutivo la richiesta di indipendenza per la provincia, il raggiungimento degli standard democratici richiesti dalle Nazioni Unite e la realizzazione delle riforme economiche.
Lo status definitivo del Kosovo e’ ora al centro di un negoziato internazionale coordinato dal nuovo emissario speciale dell’Onu ed ex presidente finlandese Martti Ahtisaari. Un negoziato che resta tuttavia complesso per la distanza tra le posizioni del governo locale kosovaro, che preme per l’indipendenza immediata, e quella della leadership serba, che insiste sui propri diritti di sovranità territoriale sulla regione (ribaditi solennemente dopo la guerra del 1999 dalla risoluzione 1244 dell’Onu) e resta ferma sullo slogan ‘piu’ dell’autonomia, meno dell’indipendenza’. Una impasse di fronte alla quale stenta a decollare anche la proposta di indipendenza graduale e condizionata – con promesse di tutela per ciò che resta dell’ormai assediata minoranza serba – ventilata informalmente da alcune cancellerie occidentali.
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